torre tormentoLa torre del tormento

 In un antico paese medioevale esiste una torre chiamata del “tormento”. La sua strana storia è poco conosciuta, anzi è addirittura ignota e solo pochi ricercatori ne hanno scoperta l’esistenza. Vi fu anticamente rinchiusa una bellissima dama, moglie del castellano di quei luoghi. Egli era talmente geloso da tenerla sempre lontana dagli sguardi di tutti. Dunque la poverina viveva  isolata e vedeva la luce soltanto affacciandosi a una delle finestre della torre. Quella solitudine era per lei un vero tormento, un eterno strazio. Aveva sognato d’essere liberata da un uomo coraggioso e, nel sogno, si era innamorata del suo eroe.
Il castellano intanto combatteva contro un nobile vicino che seminava terrore e distruzione e quella guerra sanguinosa stava mietendo numerose vittime tra i suoi sudditi.
Un giorno giunse in quei luoghi un ardito cavaliere e appena alzò gli occhi verso la torre, incontrò il volto della castellana, la cui bellezza era davvero eccezionale. Ne fu folgorato e la amò a prima vista.
Quando il cavaliere si presentò al signore, questi gli chiese aiuto e lo invitò a  combattere al suo fianco. Egli si mostrò valoroso e, con le sue prodezze, riuscì ben
La riconoscenza di tutti fu enorme e il cavaliere si fermò al castello con grandi onori.
Trascorreva i giorni tra feste e banchetti, tra tintinnare di calici e sollazzi. Ma i suoi pensieri erano sempre rivolti alla torre e il suo cuore batteva per la dama che v’era rinchiusa. Scoprì ben presto che avrebbe potuto scavare un tunnel sotterraneo che giungeva alla sua stanza. Si mise a scavare ogni notte e riuscì comunque a celare l’ingresso del tunnel con arbusti e piante.
Quando giunse a scavare proprio sotto la stanza della sua amata, ella fu colta dal terrore, ma la tranquillizzò dicendo: -Non temete signora! Sono un nobile cavaliere che viene a liberarvi. -
La dama fu sorpresa di vederselo comparire davanti e lo riconobbe: era l’uomo dei suoi sogni! In men che non si dica, furono l’una nelle braccia dell’altro.
Ogni sera, al calare delle tenebre, lui andava a trovarla e il loro amore cresceva sempre più.
Il castellano non si era accorto di nulla.
Durante un banchetto, il cavaliere fece uscire la dama, la fece travestire e la presentò al suo signore dicendo che si trattava della nobildonna di un regno vicino. Quello fu sorpreso della somiglianza con la sua sposa e volle andare a controllare nella stanza della torre. In fretta, la dama fece ritorno attraverso il passaggio segreto, riacquistò le sue solite sembianze e il castellano continuò a non avere sospetti.
I calici continuavano a tintinnare e il vino scorreva a profusione.  
Poi un giorno il cavaliere chiese al castellano di consentirgli di partire. In realtà, avrebbe voluto portare via lontano la donna del suo cuore. Per far questo, aveva bisogno di una nave. I due progettavano di fuggire insieme per sempre. Il signore magnanimo, s’impegnò di fargli trovare l’imbarcazione necessaria, ma si mostrò triste di perderlo e vederlo partire. Si fidava di lui e provava nei suoi confronti una sincera amicizia. Quando tutto era ormai pronto per la partenza, il castellano si ammalò gravemente e i medici non potevano salvarlo. I due amanti non ebbero più cuore di abbandonarlo perché in realtà era stato molto generoso. Il cavaliere fu avvicinato da un vecchio che gli rivelò che avrebbe potuto salvargli la vita solo facendogli bere un’acqua miracolosa che sgorgava dentro il cortile di un castello lontano.
-La troverò e la farò bere al mio signore. Egli è buono e generoso. Deve vivere!-  esclamò  il cavaliere disponendosi a partire.
Lungo la strada, incontrò un altro vecchio e a lui chiese dove si trovasse il castello in cui sgorgava l’acqua dei miracoli. Questi glielo spiegò e soggiunse: -Quando  arriverai, non potrai entrarvi se non con l’aiuto di questa spada d’argento. Bussa con essa al portone del maniero e ti sarà aperto.-
Gli consegnò una spada splendente e si allontanò.
Il cavaliere riprese il suo viaggio e giunto al castello, bussò usando la spada, entrò e attinse l’acqua dal pozzo del cortile. Fece ritorno dal castellano il quale, dopo aver bevuto, si sentì subito meglio e cominciò a guarire. Purtroppo però, il suo povero cuore era compromesso e non avrebbe potuto sopportare alcun dolore.
I due amanti compresero di non poter più fuggire. Avrebbe significato la morte per il signore del castello. Così, in preda a grande disperazione, si dissero addio e l’unico a partire fu il valoroso cavaliere.
La castellana continuò a vivere rinchiusa dentro la torre che, come non  mai, divenne per lei luogo di tormento. Pensò ogni istante al suo perduto amore e al sacrificio che erano stati costretti a compiere. Deperì lentamente e il consorte se ne accorse provando rimorso per averla tenuta prigioniera.
Infatti, la poverina non respirava mai l’aria pura e non vedeva la luce del sole se non attraverso una finestra. La fece  uscire e volle che fosse libera di passeggiare e vivere tranquillamente al castello. Ma tutto fu inutile: ella continuò a deperire e ben presto perse le forze e ogni energia, finché un giorno esalò l’ultimo respiro.
Il castellano, in preda a tremendi rimorsi, si ammalò e questa volta non ci fu nulla da fare. Morì entro pochi mesi. La notizia della loro tragica morte si diffuse e giunse alle orecchie del cavaliere. Egli tornò affranto e pianse amaramente senza trovare alcun conforto. Volle rinchiudersi dentro la torre e non ne uscì più fino alla morte. Anche per lui divenne la torre del tormento!
Come già detto, nessuno è a conoscenza di quest’antica leggenda, tranne un gruppo di ricercatori che avevano fatto degli studi sulle origini e sulla costruzione della torre. Ma il caso singolare consiste nel fatto che essi trovarono, in alcuni documenti consunti, tutta questa storia e mentre s’apprestavano a trascriverla, quelle vecchie carte scomparvero, si volatizzarono. Le cercarono per mari e per monti, erano sicuri d’averle lette, d’averle esaminate, analizzate. I ricercatori erano certi d’averle con loro e invece non esistevano più, non erano in nessun luogo. Era come se le avessero sognate, viste in un sogno collettivo. Qualcuno di loro prese a dire che tutta quella vicenda l’aveva già sentita narrare da altri, che la conosceva da prima. Ma come? Chi l’aveva mai raccontata?
Ancora una volta, l’antica torre meritò il famoso appellativo: per i suoi studiosi fu più che mai la torre del “ tormento”.