Uno strano caso

L’avvocatessa Giusy doveva patrocinare la causa di una famiglia contro la clinica dove era morto il nonno, assalito dalle formiche rosse. Era stata una disgrazia inconsueta e ne avevano parlato i giornali. L’anziano signore dopo un intervento chirurgico, aveva visto invadere il suo letto da una teoria di formiche. Aveva subito centinaia di punture e in meno di due giorni era morto perché il suo corpo non aveva tollerato il veleno.
Giusy si trovava nell’aula delle udienze e, prima di questa causa, stavano dibattendo un caso di stupro. Improvvisamente lo stupratore, un energumeno alto e robusto, balzò sull’agente che lo scortava e s’impossessò della sua pistola. Cominciò a sparare all’impazzata, colpendo il cancelliere e ferendo un altro agente di polizia. Nell’aula si era creato un trambusto incredibile: donne che urlavano, gente che fuggiva. Nel caos generale, l’uomo era riuscito a sfuggire alla cattura e, vicino la porta, aveva visto Giusy immobile e pietrificata dal terrore. L’aveva presa con sé come ostaggio. Lei aveva gridato, aveva cercato di resistere e di non farsi trascinare, ma quell’uomo aveva una forza incredibile e fuggendo l’aveva portata via. Lo sgomento, il terrore e la costernazione dei presenti erano stati totali e il malvivente ne aveva approfittato rubando l’auto di un giornalista e fuggendo a tutta velocità.
Dentro l’automobile, Giusy era atterrita e non sapeva cosa fare.
Pensava alle sue figlie e a tutte le volte che aveva raccomandato loro di stare attente perché dei mascalzoni avrebbero potuto violentarle. Ora era lei che si trovava in quel pericolo. Dapprima era rimasta zitta cercando di contenere i tremiti convulsi che la scuotevano. Poi cercando di controllarsi, aveva cominciato a parlare con cautela. Parlava con tono suasivo, sforzandosi di restare calma, mentre lui guidava. Cercava di blandirlo e di essere gentile. Il suo temperamento d’avvocato, abituato a parlare per convincere gli altri, veniva fuori. Aveva notato che portava al collo una catenina con un ciondolo a forma di cuore. Aveva cercato di persuaderlo a costituirsi per non peggiorare la propria situazione. Chi gli aveva regalato quel ciondolo forse lo aspettava. Lei avrebbe potuto difenderlo, adducendo delle turbe mentali al momento della sparatoria. Se invece continuava a scappare, rischiava probabilmente l’ergastolo.
Come per miracolo, aveva assistito a un cambiamento totale, a uno sdoppiamento della personalità di quell’individuo. Aveva fermato l’auto in aperta campagna e Giusy, in un primo momento, aveva temuto che le usasse violenza. Aveva sbarrato gli occhi terrorizzata e aveva gridato: “No, no, mi lasci stare, la prego, mi lasci stare!”
Invece lui l’aveva guardata come se la vedesse per la prima volta ed era frastornato, intontito.  Aveva preso il ciondolino e poi l’aveva baciato. Il suo sguardo era vuoto, inebetito e Giusy aveva capito che l’infermità mentale era una realtà per quell’uomo.
Adesso le sorrideva e aveva mutato completamente espressione. Il colore degli occhi era divenuto improvvisamente verde chiaro mentre poco prima era di un grigio cupo. A un certo punto le chiese chi fosse e perché si trovasse dentro l’auto con lui.
“Non ricorda cos’è accaduto e cosa abbia fatto? Dice sul serio?” aveva chiesto Giusy.
“No, - aveva risposto l’uomo - ricordo solo che stavo andando a visitare la tomba del nonno. Sa, è morto assalito dalle formiche rosse.”
L’avvocatessa era rimasta senza parole, esterrefatta e stentava a credere alle proprie orecchie. Certe cose succedono solo nei racconti gialli, pensava.
“Davvero non ricorda di avere violentato una ragazza e di avere sparato nell’aula del tribunale?”
“Sta scherzando signorina? Io non sono capace di far male a una mosca!”
Pareva un altro, mansueto come un agnellino e con gli occhi buoni. Aveva mutato personalità, non era più la persona che aveva sparato in tribunale. Giusy aveva ripensato agli studi fatti nel campo della psicologia criminale. Ricordò che nel caso di sdoppiamento della personalità, il soggetto potrebbe perdere memoria dei suoi atti e agire inconsapevolmente. L’amnesia transitoria globale non è molto frequente, ma la sua sintomatologia è impressionante. Insorge spesso dopo una forte agitazione emotiva ed è caratterizzata dall’incapacità di memorizzare nuove informazioni, associata a un vuoto di memoria per gli eventi degli ultimi giorni o mesi. I pazienti sono comunque disorientati e non ricordano perché si trovano in quel dato luogo, in quel momento.
“Senta, purtroppo le devo dire che s’è messo in un grosso guaio e ha sparato a due persone ma credo l’abbia fatto mentre non era in grado d’intendere e di volere. Ora deve costituirsi e io testimonierò per lei. La difenderò e soprattutto la potranno curare.”
Non ricordava neppure lo stupro che aveva commesso e di quando l’avevano arrestato per processarlo. Non ricordava nulla. Aveva solo memoria del dolore e della rabbia provata quando aveva saputo della morte del nonno a causa delle formiche rosse. Ricordava il senso di vuoto provato e l’ira incontenibile che l’aveva assalito. Era stata una rabbia impotente e si era messo a piangere come un bambino. Fatto sta che alcuni testimoni l’avevano visto entrare in un portone e lì dentro aveva stuprato una ragazza. Per giunta, la medesima ragazza l’aveva identificato e l’aveva denunciato.
“Avvocatessa, mi permetteranno di andare a visitare la tomba del nonno?” - aveva chiesto improvvisamente.
“Sì, certamente, glielo consentiranno. Lei però mi permetta di usare il cellulare per segnalare alla polizia dove ci troviamo e che vuole consegnarsi.”
Aveva acconsentito e nessuno l’avrebbe riconosciuto, così gentile e educato, triste e addolorato per ciò che l’avvocato diceva che aveva commesso.
“Ma non è possibile, avvocatessa, quando, come, perché l’avrei fatto? Non ricordo, non so nulla, ho un vuoto assoluto di memoria.”
“Quello che sto per dirle ha dell’inverosimile e lei non ci crederà, ma sono il difensore della sua famiglia nella causa contro l’ospedale dove suo nonno era ricoverato. E’ inaudito che in una clinica ci siano delle formiche come quelle. Proprio in un luogo che dovrebbe essere igienicamente perfetto. Chiederemo un forte risarcimento.”
“Quando ho appreso la notizia della morte del nonno, ho sofferto terribilmente perché gli ero molto affezionato. Sono caduto in stato di depressione. In seguito però non so cosa sia successo.”
Giusy avvisò la polizia con il cellulare e poco dopo la loro auto fu rintracciata. I due furono circondati dalle forze di Polizia. L’uomo si era fatto ammanettare senza alcuna reazione o resistenza. In seguito era stato processato, ma con grosse attenuanti poiché gli era stata riconosciuta la piena infermità mentale durante gli atti criminosi.
La famiglia fu risarcita con una forte somma di denaro per la morte del nonno.