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La storia di Giuseppina

 Molti anni fa, la mia bisnonna mi narrò la storia di Giuseppina, che a sua volta, era sua bisnonna.
Ricordo che quando mi raccontò tutta quella storia un po’ inverosimile, esclamai: -Ma dai nonna! Che panzane mi racconti! Com’è possibile, scusa, che una persona sia divenuta contemporaneamente contessa, marchesa e duchessa?-
Proprio allora era entrata sua figlia, cioè mia nonna, e sentendomi dire a quel modo, aveva esclamato: -Di nuovo! Mamma, ancora vai raccontando la storia di Giuseppina! Ma smettila una buona volta!-
La bisnonna imperterrita, con il suo sguardo fermo di novantenne incrollabile, aveva soggiunto: - Una volta un medico mi disse che sarei vissuta fino a cento anni perché ero molto concentrata su me stessa. Dimenticai di dirgli che era uno sciocco, perché il segreto di una lunga vita e della vera felicità consiste nel prestare attenzione sempre e comunque agli altri, ai loro bisogni e ai loro racconti. Bisogna sempre fare del bene, anche regalando una semplice attenzione. Vedete, non ci si annoia mai se si ascolta il mondo che ci circonda. Le persone e il rumore delle cose ci riempiono dentro. Sono sicura che la prima persona che narrò la storia di Giuseppina, raccontò una vicenda completamente diversa, ma passando di bocca in bocca, la storia si è arricchita e trasformata. In fondo anche la Storia con l’Esse maiuscola altro non è che il romanzo di ciò che è veramente successo. -
-Sì questo è vero, - aveva replicato mia nonna - in fondo Giuseppina avrà raccontato la sua storia ai figli, questi avranno aggiunto qualcosa per la gloria del casato; i figli dei loro figli avranno fatto altrettanto, sino ad arrivare a noi. Insomma fatto sta, sia vero o meno, che la nostra Giuseppina è ricordata come contessa, marchesa e duchessa. -
Ecco la storia:
In Sicilia nel ‘700, era uno scandalo mettere al mondo un figlio illegittimo, ma le dame della buona società lo facevano spesso. Infatti, in una calda notte di settembre, la contessa Cecilia d’Atria partorì Giuseppina che non era figlia di suo marito.
Il parto avvenne di nascosto nella stamberga della vecchia  Mancuso. La neonata era il frutto di un amore fedifrago tra lei e Romualdo, marchese di Buccheri. La vecchia Mancuso avrebbe cresciuto la neonata dietro compenso di una grossa somma di denaro. Fu tutto quello che Cecilia poté fare per sua figlia. Fortunatamente il conte suo marito non seppe nulla, impegnato negli affari della tenuta e nelle continue battute di caccia. Lei l’aveva sposato per imposizione della famiglia e il matrimonio era stato senza figli.
Quando aveva scoperto d’essere incinta, Cecilia l’aveva detto a Romualdo sperando che la portasse via per sempre. Purtroppo, l’amato Romualdo era morto all’improvviso e Cecilia non aveva più avuto il coraggio di lasciare il marito, né di confessargli la sua grave colpa. Dunque s’era rifugiata lontana dal palazzo per partorire.
Erano trascorsi tre anni e un giorno aveva appreso della morte della sua creatura. Cosa non vera, perché Giuseppina era stata adottata dai coniugi Paolina e Armando Canceri ed era cresciuta nella loro locanda, abitata pure da nonno Costanzo, un vecchio  molto colto, che l’aiutò a crescere saggia e istruita. Inoltre a diciotto anni, era assai bella, con morbidi capelli biondi e occhi nerissimi, aveva un incarnato di porcellana e delle forme scultorie. Viveva appartata per evitare le brame dei malviventi e dei nobiluomini, ma poi papà Armando era morto e la ragazza aiutò la madre a portare avanti la locanda.
Nonno Costanzo aveva un giovane amico, Gerlando, che spesso andava a trovarlo e s’innamorò di Giuseppina. La ragazza lo ricambiava e sentiva battere il cuore ogni volta che lo vedeva.
Improvvisamente anche Paolina s’ammalò; prima di morire rivelò a Costanzo che Giuseppina era stata adottata, l’affidò a lui e la ragazza andò a vivere col nonno.
Gerlando era sempre più innamorato, ma non osava dichiararsi per timore d’essere rifiutato. Tra lui e il vecchio intercorreva una complicità affettuosa perché il giovane sapeva d’essere suo nipote.
Costanzo in realtà era un nobile decaduto, spodestato delle sue ricchezze dalla cupidigia di altri nobili e che era dovuto fuggire lontano per molto tempo. Poi era tornato in Sicilia e ora cercava di ottenere giustizia dal Viceré.
Nel frattempo la contessa Cecilia si era ritirata in un convento, dove sperava di espiare la sua colpa. Al marito aveva detto di aver bisogno di pace e tranquillità.
Con l’aiuto di Gerlando, Costanzo aveva scoperto chi fossero i nobili malvagi che l’avevano rovinato. Il giovane gli aveva parlato del suo profondo amore per Giuseppina e il nonno gli aveva fatto promettere di non dichiararsi se prima non fossero riusciti a rivendicare i diritti di famiglia.
Giuseppina dal canto suo, amava Gerlando e pensava di non essere degna di lui. Una volta che si erano trovati casualmente soli, Gerlando spinto dal fuoco dell’amore, l’aveva baciata appassionatamente. Poi le aveva chiesto scusa ed era fuggito via come un ladro. Non si era fatto più vedere lasciandola confusa e addolorata.
La ragazza in seguito era stata chiamata dalle suore per il lavoro di ricamo e cucito. Quindi si recava molto spesso nello stesso convento dove s’era rifugiata la contessa Cecilia.
Le due donne si erano conosciute e avevano provato un istintivo e vicendevole affetto.
Nonno Costanzo aveva fatto delle ricerche per sapere di chi fosse veramente figlia Giuseppina ed era arrivato a sapere dell’esistenza della vecchia Mancuso. Questa era ancora viva e gli aveva rivelato come stessero le cose. La notizia aveva sconvolto il vecchio che aveva messo Gerlando a pare del segreto.
Per altro, quando aveva saputo di attendere un figlio da Cecilia, Romualdo Buccheri aveva lasciato un testamento in cui nominava suo erede il figlio che da lei sarebbe nato. Dunque Giuseppina era marchesa e nessuno lo sapeva.
Il caso si complicò quando il conte d’Atria ebbe un attacco di cuore e, temendo d’essere in punto di morte, mandò a chiamare la contessa Cecilia e le comunicò di volerla perdonare, avendo saputo della figlia illegittima.
In seguito nonno Costanzo la incontrò e le rivelò della presenza di Giuseppina al convento e che fosse sua figlia. La contessa stentava a credergli ma ne fu felicissima perché si era affezionata alla ragazza. Successivamente apprese dalla vecchia Mancuso che aveva  ceduto in adozione la bambina ai coniugi Canceri. 
Finalmente Costanzo ottenne giustizia dal viceré e tornò in possesso del titolo di duca, delle terre e di tutti i suoi beni. Naturalmente nominò suo erede Gerlando.
Cecilia svelò l’esistenza del testamento di Romualdo e la ragazza ottenne il titolo di marchesa. Come se non bastasse, il conte d’Atria morendo la riconobbe come figlia e la nominò sua unica erede. Dunque Giuseppina ebbe anche il titolo di contessa. Ma il destino aveva deciso che avesse finanche il titolo di duchessa sposando Gerlando.
Infatti, Gerlando si presentò a lei e nei suoi occhi c’era tutto l’amore del mondo, le chiese di sposarlo e lei fu ben lieta di accettarlo.
Si sposarono e vissero per sempre felici e contenti.