Lo spruzzo d’acqua e il poliziotto
   Stavo camminando a passo solerte perché pioveva in maniera tremenda. Pareva un vero diluvio universale. Il mio ombrello serviva appena a ripararmi dall’acqua e le raffiche di vento volevano strapparmelo via. Sul fondo stradale si erano formate delle grosse pozzanghere e dovevo prestare molta attenzione. A un tratto, passò una Volante della polizia e naturalmente provocò un enorme spruzzo. Fece alzare tutta l’acqua delle pozzanghere che mi cadde rovinosamente addosso. Urlai e imprecai inviperita:
-Brutto stronzo!- Ero bagnata dalla testa ai piedi. I capelli grondavano acqua, i vestiti erano inzuppati fradici, le scarpe parevano delle barche in mezzo al mare. Ero rimasta con gli occhi chiusi e non riuscivo a muovermi.
L’auto della polizia si fermò e scesero due agenti. Pensai che volessero scusarsi e si offrissero d’aiutarmi in qualche modo. Invece il poliziotto che era alla guida disse: -Signora lei ha offeso gravemente un pubblico ufficiale. -
Credevo di non aver sentito bene, ma lui aggiunse: -Lo sa che posso condurla al Comando e denunziarla? -
A questo punto ero fuori di me dalla rabbia: -Ah sì? Bene! Andiamo! Voglio vedere cosa dirà il suo il suo Comandante quando mi vedrà e gli dirò che mi ha bagnato perché non è stato attento! -
Rimase a guardarmi a bocca aperta. Evidentemente non si aspettava quella mia reazione violenta. Intanto tremavo dal freddo e lui se n’era accorto. Continuai: -Se mi verrà la polmonite, sarò io a denunziarla, anzi a questo proposito mi dia le sue generalità. -
E guardavo la targa dell’auto ripetendola ad alta voce.
Sbraitò: -Io non l’ho bagnata volontariamente e il mio collega qui presente può testimoniarlo. -
Anche se pioveva di meno, il collega girò le spalle e si andò a sedere nel posto accanto al guidatore. Quest’ultimo era interdetto, ma non voleva cedere: -Comunque anche un pubblico ufficiale può lasciar correre se riceve delle scuse immediate. -
-Ma che scuse e scuse! Senta mi porti al Comando così, mi faranno asciugare ed io racconterò ciò che è accaduto. -
Credo cominciasse a preoccuparsi e, infatti, tergiversò:-Ma perché signora, non può andare a casa ad asciugarsi? -
-Abito lontano e prima di arrivare avrò già la polmonite! -
-Non c’è problema. Il nostro servizio consiste anche nel dare aiuto ai cittadini che ne abbiano bisogno. La accompagneremo con l’auto. -
-Ah bene! Ora sì che ragioniamo! Accompagnatemi per favore. -
Si mise sull’attenti, aprì lo sportello e disse: -Prego, si accomodi signora. -
Mi sedetti e credo d’aver bagnato completamente tutto il sedile posteriore. Mentre metteva in moto e partiva, io riferii il mio indirizzo civico. Invece il suo collega m’informò circa i loro cognomi. Quando udì pronunziare il cognome del guidatore, mi ricordai di un mio alunno che aveva il padre poliziotto.
-Conosco un ragazzo che si chiama Valerio Valle e frequenta la mia classe. E’ suo parente? -
-Valerio è mio figlio. -
Adesso mi guardava dallo specchietto retrovisore e i suoi occhi erano spalancati.
-Allora ho conosciuto anche sua moglie, a scuola, alle riunioni dei genitori. Comunque Valerio è un ragazzo molto studioso, educatissimo e non si sognerebbe mai d’inzuppare le povere signore. Oggi ero libera dalle lezioni e guarda cosa mi va a capitare! -
Ebbi la sensazione che per poco non si mettesse a piangere.
-Professoressa non l’ho fatto apposta! Mi scusi, non mi sarei mai sognato di bagnare nessuno! -
-Lo sa che suo figlio non mi ha mai dovuto dire: - Mi scusi professoressa, non l’ho fatto apposta?- Davvero i figli sono spesso migliori dei genitori. -
Continuava ad avere un’espressione così desolata che, a quel punto, mi fece pena. Allora presi a raccontare un aneddoto riguardante il figlio.
-Lo sa? Una volta Valerio è intervenuto a favore di un ragazzo handicappato. E’ stato eccezionale, bravissimo. -
-Davvero? Non ne so niente, non l’ha raccontato a noi genitori. -
 -Ed io non l’ho raccontato a sua moglie. Ricordo che ero in auto fuori dalla scuola, essendo arrivata in quel momento e ho visto una scena indimenticabile: un gruppetto di bulli stava aizzando un povero ragazzo handicappato contro un altro alunno molto debole e delicato. L’handicappato, che è anche un energumeno, si stava scagliando contro il poveretto, quando Valerio è intervenuto e l’ha bloccato. Se non l’avesse fatto, temo che l’altro sarebbe finito in ospedale. -
-Mio figlio ha fatto questo? Bravo Valerio! -
-Sì, tra le urla e i fischi degli altri ragazzi, ha calmato il soggetto down e quello dopo l’ha abbracciato e s’è messo a piangere. -
Anche il poliziotto aveva gli occhi lucidi e disse: -Beh, degno figlio di un padre poliziotto! -
- Sì, ma lei è un poliziotto degno padre di suo figlio? -
Intanto eravamo arrivati a casa mia. Il poliziotto scese subito e mi aprì la portiera, dicendo: -Mi perdoni professoressa. Non sono stato attento e l’ho bagnata.