Silenzi da raccontare
Il padre e la madre, ormai scomparsi, si erano adorati ed erano vissuti insieme per cinquant’anni. I figli erano due: un maschio e una femmina, quest’ultima si chiamava Beatrice detta Bea. Non si era mai sposata non avendo trovato l’anima gemella e lavorava in banca. Il fratello si era sposato e aveva dei figlioli. Bea era rimasta a vivere con i genitori e si era sempre occupata di loro. Era una persona generosa, pronta ad aiutare gli altri, ma spesso aveva ricevuto gravi delusioni. Quando era morto il padre, si era adoperata in tutti i modi per consolare la madre della grave perdita.
Il fratello si chiamava Carlo. Era alto e robusto, una specie di Maciste. Adorava la madre e le era molto legato. Quando si era ammalata, lui aveva voluto portarla da un grande specialista e allorché questi aveva diagnosticato un tumore incurabile, Carlo aveva conservato il segreto, non l’aveva rivelato a nessuno. Non solo non aveva detto niente alla diretta interessata, ma anche alla sorella, alla propria moglie e ai figli. Si era tenuto tutto dentro, piangendo in cuore suo e facendo finta di niente con gli altri. Infatti, il medico gli aveva detto che non c’era più nulla da fare. Carlo non aveva pensato che quel segreto sarebbe stato meglio raccontarlo perlomeno a Bea che viveva con la madre e doveva essere messa sull’avviso per qualsiasi eventualità. Invece niente: silenzio. Si era sentito un eroe incompreso e piangeva da solo. Poi la madre era morta e Bea aveva capito che lui sapeva ed era rimasto zitto. Gli avrebbe voluto dire che quel segreto era da raccontare, da rivelare. Ma anche lei aveva preferito tacere. Tanto ormai la loro adorata madre non poteva più tornare indietro. Aveva sbagliato pure lei sapendo di sbagliare, perché lamentarsi con il fratello avrebbe significato chiarire le cose, superare l’errore, sciogliere l’imbarazzo, anche a costo di litigare perché Carlo era polemico da morire. Intelligentissimo, ma polemico in modo incredibile. Però discutendo e dicendogli che avrebbe dovuto svelare come stavano le cose, avrebbe significato togliere la ruggine, curare la cancrena che certi silenzi creano.
Qualche anno dopo una figlia di Carlo prese a frequentare la casa di zia Bea. Quando andava via, lei si ritrovava il portafogli alleggerito di parecchi euro. Se invece andava a casa del fratello, la medesima nipote la derubava senza che Bea se ne accorgesse minimamente. Una vera borseggiatrice, molto destra e abile!
La zia restava zitta, conservava il segreto; il suo silenzio era tombale. Sapeva, infatti, che se avesse raccontato la cosa al fratello, questi avrebbe provato un dolore terribile. Eppure anche quel silenzio andava rotto. La cosa andava denunziata. Difatti, un bel giorno Carlo con le lacrime agli occhi, le rivelò che la figlia si drogava. Bea si sentì stringere il cuore. Forse se avesse rivelato le insane abitudini della nipote di sottrarle i soldi, sarebbero stati ancora in tempo a evitarle la tremenda spirale della droga. Quei silenzi avrebbero afflitto per sempre il suo cuore come rimorsi tremendi. Erano confidenze che sorella e fratello si sarebbero dovuti scambiare.
Bea aveva un’amica che si chiamava Cecilia e che aveva sposato un uomo molto più grande di lei. I due avevano lavorato tutta la vita come avvocati e avevano uno studio privato. Adesso il marito di Cecilia aveva settant’anni ed era pieno di energie e voglia di vivere. Aveva preso l’abitudine di telefonare a Bea e di farle delle proposte assolutamente indecenti. Le diceva che la voleva come amante essendo sicuro che lei fosse ancora vergine e che quindi gli sarebbe piaciuto essere il primo a farle conoscere l’ebbrezza dell’amplesso. Per quieto vivere e per un rispetto che lui non meritava, Bea non gli chiudeva il telefono in faccia e faceva finta di credere a uno scherzo.
Qualche tempo dopo, venne a sapere che Cecilia stava divorziando dal marito perché aveva scoperto che aveva un amante.
Ancora una volta Bea si chiese se non sarebbe stato meglio rivelare le sue insane avances. Per lo meno Cecilia sarebbe stata messa in guardia e si sarebbe comportata diversamente col marito. Invece silenzio, Bea aveva taciuto, aveva conservato il segreto. Ma era un silenzio da violare, un segreto da raccontare. Certi errori dovremmo imparare a non commetterli più. Dovremmo pensare che chi parla sempre, coloro che raccontano le più piccole o grandi scemenze sono le persone migliori. Persone aperte, estroverse, chiacchierone, ma senza segreti, senza falsi pudori e pronti a raccontare e svelare tutti i segreti del mondo!
E’ davvero così? Ai posteri l’ardua sentenza.