Sabrina e le sigarette
La terza media di quell’anno scolastico era una classe formata da ragazzi tutti abbastanza educati e volenterosi. Solo Sabrina si mostrava apatica e scontrosa e la sua insegnante di lettere aveva cercato di capire quale problema la tormentasse. Aveva, infatti, scoperto che la madre si era separata dal marito restando con quattro figli minori da mantenere. Il padre era disoccupato e non poteva dare nulla alla famiglia. Spesso in casa mancavano i soldi per comprare i vestiti e si dovevano accontentare ognuno d’indossare quelli smessi dai fratelli più grandi. La ragazza sino all’anno precedente era stata molto studiosa, ma adesso era diventata svogliata e insofferente e l’insegnante aveva spesso cercato di stimolarla e di raccoglierne le confidenze ma Sabrina la sfuggiva e non voleva aprirsi, mentre in precedenza le aveva mostrato molta fiducia.
Verso il mese di Marzo, l’istituto scolastico cominciò a organizzare il viaggio d’istruzione e i ragazzi erano in fermento. La classe avrebbe visitato Venezia e alcune cittadine del Veneto e dunque s’iniziò a discutere del prezzo del viaggio. Naturalmente la spesa da affrontare non era indifferente per ogni ragazzo, perché includeva pure la tratta aerea, il vitto e l’alloggio per cinque giorni. Tutti gli alunni diedero la loro adesione tranne Sabrina. L’insegnante capì subito che la madre non avrebbe potuto affrontare quella spesa e cercò di minimizzare il problema, ma anche i compagni si resero conto del fatto e, senza farlo capire a Sabrina presero a raccogliere dei soldi per pagarle il viaggio. Poi confidarono la cosa alla professoressa che avrebbe dovuto fare da tramite tra loro e la madre della compagna. L’insegnante mandò dunque a chiamare la mamma di Sabrina con una scusa banale e le comunicò ciò che i compagni avevano fatto per la figlia. La povera signora si commosse, accettò l’offerta dei ragazzi, ma pregò la professoressa di non dire nulla a Sabrina per non mortificarla, e di dire invece che i soldi li aveva dati suo padre.
La classe partì ad aprile e i ragazzi alloggiarono in un albergo di Iesolo, visitarono luoghi incantevoli e ammirarono le bellezze di Venezia.
Una sera la professoressa udì provenire delle urla dalla stanza dove alloggiavano Sabrina e altre due compagne e vi si precipitò. Stavano litigando e Sabrina gridava e le guardava in cagnesco. Insomma le due ragazze si lamentavano e quasi piangevano, ma nello stesso tempo non volevano dire il perché. L’insegnante dopo un po’, avvertì uno strano odore di fumo, come se qualcuno avesse da poco spento una sigaretta.
- Ragazze, cos’è quest’odore di fumo? -
Un silenzio tombale aveva seguito la domanda. La professoressa chiese di nuovo: - Per caso qualcuna di voi ha fumato? -
Risposta collettiva: - No professoressa. -
- Allora cos’è quest’odore? Qualcuno ha fumato. -
Silenzio, accompagnato da espressioni di panico e da visi molto pallidi.
- Abbiamo sempre parlato in classe degli effetti dannosi del tabacco. Avrei giurato che nessuno dei miei alunni fumasse, invece mi devo ricredere. Insomma! Chi di voi ha fumato? Ditelo! Abbiate almeno il coraggio di confessare. -
Le altre due ragazze, piangendo, indicarono Sabrina.
La professoressa avvertì una stretta al cuore, la guardò e chiese:
- E’ vero Sabrina? -
Piangendo pure lei, ammise la cosa e disse che ne aveva fumata una sola.
- Non è vero!- esclamò una compagna, – non fa altro che fumare, pare una ciminiera. In questa stanza non si respira! -
- Sabrina, - disse l’insegnante con voce grave, - a niente sono servite le mie lezioni contro il fumo?- La sua espressione era funerea.
-Bene, adesso telefonerò a tua madre e la informerò che tu fumi di nascosto. -
A questo punto Sabrina spalancò gli occhi e si mise a urlare: - No! Professoressa no! Non lo dica alla mamma, la prego! -
- Devo dirglielo, ho il dovere d’informarla. -
- Non telefoni, non glielo dica, le prometto che non fumerò mai più per tutta la vita. -
- Non ho più fiducia in te e poi tua madre deve saperlo. -
Il riferimento alla fiducia fu per la ragazza come uno schiaffo in pieno viso. Allargò le braccia e assunse un’aria di disperazione.
- La supplico, non telefoni. -
- Devo farlo. - E già l’insegnante aveva preso in mano il cellulare.
A questo punto Sabrina s’inginocchiò tenendo le mani congiunte:
- La prego! Professoressa la supplico! Non telefoni, non dia questo dolore alla mamma! -
- Ah! Io darei un dolore alla mamma? E tu? Tu che fai le cose di nascosto? Chi ti ha dato i soldi per comprare le sigarette? -
- Non le ho comprate. Le ho prese a mio padre. -
- A tuo padre? E come? -
- Quando vado a trovarlo a casa sua, lascia dei pacchetti di proposito affinché io li prenda. Tutto avviene di nascosto, mia madre non deve saperlo. Io rubo le sigarette, ma lui stesso me le fa prendere. Forse crede così di diventare mio amico. -
La professoressa era trasecolata. Stentava a credere alle proprie orecchie.
- Sabrina, ma stai dicendo sul serio? Tuo padre ti spinge a fumare e anche a rubare? Bada che stai facendo un’affermazione grave e pesante. -
- Professoressa è la pura verità. -
- Io sono semplicemente esterrefatta perché mi pare tremendo che un padre agisca così! Scusami sai, non voglio né giudicare, né criticare il suo comportamento, ma non lo condivido, e comunque sono certa che a tredici anni il fumo è dannosissimo. Non lo diremo a mamma, ma dammi le altre sigarette e promettimi che quando tuo padre le lascerà, non le prenderai mai più. -
- Sì, lo giuro! Mai più, mai più professoressa! Non le prenderò mai più. -
Così tornarono dal viaggio d’istruzione e la madre di Sabrina non seppe ciò che era successo.
Verso la fine di aprile purtroppo la ragazza si ammalò di una grave forma influenzale. I compagni vennero a sapere che era stata ricoverata in ospedale perché si era aggravata e aveva la broncopolmonite. I medici avevano detto che era grave. Anzi le ultime radiografie avevano evidenziato delle ombre nei polmoni.
La mamma non riusciva a capire cosa avesse la figlia, cosa fosse successo, era confusa e addolorata. Il padre, avvisato del pericolo che Sabrina correva, si recò in ospedale e dovette confessare all’ex moglie come stavano le cose. Ebbe crisi di sconforto e si pentì amaramente di ciò che aveva fatto. Rimase perennemente al capezzale della figlia, conscio del fatto che se fosse morta, sarebbe stato per colpa sua.
Sabrina fu tra la vita e la morte per venti giorni. Poi quando finalmente i medici sciolsero la prognosi e dissero che era fuori pericolo, in classe ci fu chi pianse e chi applaudì per la gioia.
La professoressa la vide ritornare a scuola verso la fine di maggio e la accolse a braccia aperte. Disse che non doveva preoccuparsi per gli esami e che presto avrebbe recuperato il tempo perduto.
- Sabrina, nella tua vita fumerai più una sigaretta? -
- Professoressa, credo che neppure guarderò il tabacco. Pensi che mio padre ha smesso di fumare e non fa che chiedermi perdono. Io non ho rancore verso di lui e gliel’ho detto e ripetuto. Mi guarda come se avesse rischiato di perdermi. Io e lui siamo diventati grandi amici!
Così dicendo, Sabrina aveva gonfiato il petto d’orgoglio.
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