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Qualcosa si è rotto
 
   Esistono determinate frasi che ci vengono rivolte nel corso della nostra vita che la segnano per sempre.
Una di questa appunto, è stata per me la frase: “Qualcosa si è rotto.”
Ricordo che me la ripeté una mia cara amica, la quale mi rinfacciava di essermi comportata male e averla molto delusa. Devo confessare che aveva perfettamente ragione e che io avevo sbagliato.
A questo punto però, devo raccontare tutto nei dettagli:
Alcuni mesi fa, avevamo organizzato un viaggio insieme a un’altra amica, per andare a trovare a Berlino, il figlio dell’altra. Lo avevamo incontrato a casa sua, lo avevamo più volte invitato a pranzo e a cena e il ragazzo era stato spesso con noi durante la nostra permanenza.
Poi da Berlino, eravamo andati nella città dove abita e lavora il figlio dell’amica in questione. Proprio in quei giorni, compiva gli anni e allora la madre ci invitò ad andare a casa sua per brindare e fargli gli auguri.
Ancora mi pento amaramente di avere rifiutato di festeggiare il ragazzo e d’averle detto di evitarmi di andare a comprare un regalo, questo perché preferivo andare a visitare la città e a cena in un ristorante importante.
La madre si offese terribilmente e volle evidenziare la differenza di comportamento tra suo figlio e quello dell’altra amica. Ma io non ci avevo fatto caso e meno che mai avrei voluto dispiacere il ragazzo.
Quando tornammo a casa dal viaggio, mi premurai di inviarle una mail con la quale chiedevo scusa e perdono per non aver voluto fare gli auguri a suo figlio, al quale per altro, sono molto affezionata. Per tutta risposta, mi scrisse che mi aveva considerato una grande e vera amica e che invece si era sbagliata perché:
“ qualcosa si era rotto”.
Non contenta di ciò, volli telefonarle e sentire la sua voce al telefono. Di nuovo le chiesi scusa e perdono per il mio comportamento. Purtroppo, ancora una volta mi fu risposto che mi credeva diversa e che pensava che avrei avuto piacere di festeggiare suo figlio. Siccome così non era stato, “ qualcosa si era rotto”.
Improvvisamente capii che l’unica cosa che mi restava da fare era mettermi in ginocchio e supplicarla di perdonarmi. Poi riflettei che quando vado in chiesa, mi metto sempre in ginocchio dinanzi al Crocefisso. Farlo dinanzi a lei equivaleva perdere la mia dignità, il cui valore, come diceva mio padre, non ha prezzo.
Cominciai a rendermi conto che, con lei, non c’era nulla da fare. Anzi dovevo tirarmi indietro e non infastidirla più.
Il mio cuore soffriva e, fra me, rimpiangevo la sua affettuosità e il suo calore, ma non voleva più avermi come amica e me lo aveva fatto capire chiaramente, dunque dovevo compiere un passo indietro.
Per ben due volte avevo chiesto perdono e se davvero lo avessi ricevuto, spontaneo e sincero, forse chissà, le cose tra noi sarebbero continuate come se nulla fosse accaduto.
Ma cosa è davvero il perdono? Secondo me, esiste solamente quello cristiano il quale solo pochi riescono a concedere con estrema sincerità. Esso presuppone sempre la capacità di oblio. Gli psicologi affermano che nasconda anche il disprezzo e la convenienza. Oggi rifletto e penso che spesso l’offeso perdoni, ma l’offensore non dimentica mai il fatto di avere dovuto chiedere perdono. Allora mi dico che non sono risentita con lei per avermi indotto a chiedere perdono. La pace tra noi sarà sempre assoluta, non così la frequentazione.
Quando qualcosa si rompe, i casi sono due: o la ripari subito perché è un qualcosa che si può riparare, o non la ripari mai più perché non vuoi e non puoi risanarla.
É trascorso molto tempo ma ogni tanto ancora penso a lei con nostalgia e allora ricordo che: “Qualcosa si è rotto”.
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