Il problema di Beatrice
Beatrice era una bimba bellissima, con i capelli neri e gli occhi verdi.
Il suo terribile problema era stato il morbo di Burger. Questo male rappresenta una disfunzione cronica che colpisce arterie e vene periferiche come quelle degli arti superiori e inferiori e determina uno stato infiammatorio costante che porta alla formazione di trombi e all'occlusione dei vasi sanguigni. Le cause sono ignote ma è riconosciuta una correlazione con l’uso del tabacco. La mamma di Beatrice, infatti, era stata un’accanita fumatrice.
Fino a quattro anni, la piccola non aveva mai dato segno di alcuna sofferenza, ma un mattino si svegliò con l’occhio destro sporgente fuori dall’orbita e i suoi genitori non capirono cosa avesse.
Siccome l’occhietto non tendeva a normalizzarsi, i medici le fecero tutti gli accertamenti del caso, da cui risultò quale fosse il male che l’affliggeva. Tra l’altro l’equipe medica scoprì che erano stati colpiti gli organi cerebrali, dunque Beatrice doveva essere operata subito o rischiava la vita.
A quei tempi aveva solo cinque anni.
Le scoperchiarono il cranio e riuscirono a intervenire sul male, riportando l’occhio nella giusta posizione.
Alla fine di un’operazione durata parecchie ore, fasciarono quella testolina che era stata tutta rasata e piena di punti di sutura.
La bimba crebbe negli anni e divenne donna, ma rimase sempre bassina e minuta, in compenso con un viso da bambola e un corpicino statuario.
I medici dissero che non avrebbe mai potuto avere figli poiché il morbo di Burger aveva compromesso le ovaie. Infatti, in lei, il ciclo mestruale era sempre molto scompensato e irregolare.
Appena Beatrice ebbe la prima mestruazione, apprese dalla madre
di essere stata ammalata del famoso morbo e che quindi era divenuta sterile.
La ragazza non ne fece mai un problema e visse la sua giovinezza allegramente, fra gli amici che le volevano bene e le amiche che la portavano a ballare.
Nel tempo, ebbe qualche flirt e una volta, a trent’anni, rischiò di sposare un ragazzo molto ricco che si era innamorato di lei.
Tuttavia Beatrice, essendo quello un tipo brutto e insignificante, non lo voleva e sapeva di essere infelice sposandolo. Lui aveva detto che non gli importava se non poteva avere figli e che li avrebbero adottati.
La madre insisteva che fosse l’occasione giusta e che doveva sposarlo, ma la ragazza era molto contraria e preferì restare sola.
Poi un giorno, casualmente in un negozio, conobbe Giulio, un ragazzo alto, simpatico e dinoccolato. Erano entrambi amanti di bricolage e in quel negozio vendevano appunto tutto ciò che serviva per tale attività.
Si guardarono e si piacquero all’istante.
Lui così alto e piacente, lei piccolina e deliziosa. Iniziarono a parlare e si accorsero di conoscere ogni cosa e ogni tecnica del bricolage.
Giulio non perse tempo, la invitò a uscire e Beatrice accettò. Iniziarono ad amoreggiare e più si conoscevano, più si accorgevano di essere innamorati l’uno dell’altra.
Il padre e la madre della ragazza seppero di tale frequentazione, e ben presto capirono che la figlia si era seriamente innamorata. Le consigliarono di informare il giovane delle sue condizioni di sterilità.
La risposta di Beatrice fu: -Già fatto, ma Giulio ha risposto che non gli interessa e che potremo sempre adottare un figlio. Lui lavora come maestro ed è sempre circondato dai bambini. -
Così i due andarono a convivere in una casetta di tre stanze e Beatrice faceva il lavoro di baby sitter. Guadagnavano entrambi poco, ma riuscivano a pagare l’affitto della casa e a comprare ciò di cui avevano bisogno.
Trascorsero tre anni felici e appagati, si adoravano, vivevano l’uno per l’altra e cercavano sempre di esaudire i rispettivi desideri.
Il loro fare all’amore era travolgente e capivano che l’unica cosa che mancava al completamento della loro felicità era la presenza di un figlio; quindi presero la decisione di fare richiesta di adozione.
Beatrice, dopo aver compilato la domanda e presentato tutte le pratiche per l’adozione, si accorse un giorno di avere una specie di gonfiore allo stomaco.
Consultò il medico e questi consigliò di fare subito un’ecografia, dalla quale risultò che la ragazza era incinta di tre mesi. Il suo cuore ebbe un sussulto e non voleva credere al radiologo, ma questi le mostrò il piccolissimo feto, dicendo: -Questa è la testa, questo è il corpo e questi sono gli arti.-
La giovane si alzò, si ricompose e volle telefonare subito a Giulio: - Amore! Sai il gonfiore? Sono incinta! -
Dall’altra parte del cellulare silenzio.
-Amore mi senti? Sono incinta! Ho già visto il bambino! -
Giulio era come rincretinito e domandò: - Ma scusa, avevi detto di essere sterile. -
-Sì, io sapevo d’esserlo a causa del morbo di Burger. Adesso però ho visto la testa del nostro bambino. -
A questo punto, Giulio scoppiò in una sonora risata e le dimostrò tutta la sua gioia esclamando: - Evviva! Un figlio nostro. Amore non puoi sapere che gioia! Mi pare d’impazzire! -
Nacque una bimba bellissima cui diedero nome Vittoria.
I genitori la adorarono e la crebbero come un bene prezioso.
Da quel momento vissero tutti e tre come una famiglia veramente felice.
Il nome della piccola testimoniò per sempre come la vita avesse vinto e stravinto sulla scienza.