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![]() Peripezie di un libro Era un libro piccolino, rilegato in cartoncino lucido. L’immagine di copertina rappresentava un fiore azzurro su uno sfondo chiaro. La sua veste tipografica era senza pretese, con una brossura normale e senza prefazione nell’occhiello. Conteneva la storia di una ragazza che era riuscita a dare una svolta alla propria esistenza grazie alla sua passione per la scrittura. Stampato e pubblicato in varie copie, aveva conseguito un certo successo, seppure in sordina. Una delle copie era stata acquistata da Erminia per farne una strenna natalizia a un’amica. Il dono era stato accompagnato dalla preghiera strana e inconsueta di riaverlo in prestito, dopo che fosse stato letto. L’amica divorò il romanzo in meno di tre giorni, si appassionò alla storia e ne parlò molto bene alla sorella. Naturalmente quest’ultima, incuriosita, lo volle in prestito. -Riportamelo al più presto, - avvisò la proprietaria – figurati che ho promesso di prestarlo a chi me l’ha regalato! Invece la sorella leggendolo, se ne appassionò e credette opportuno parlarne a Laura, la sua più cara amica che, a sua volta, lo volle in prestito: -Dai ti prego, portamelo a casa e te lo restituirò subito. La famosa sorella uscì annunziando al marito che si stava recando da Laura. Il consorte però non sapeva del cambio domiciliare di quest’ultima. Quando incontrò per caso la moglie da un’altra parte della città, fu colto da eccessi di gelosia: -Perché mi hai detto una menzogna? Con chi ti dovevi incontrare? Ci volle del tempo per convincerlo che aveva recapitato il libro al nuovo indirizzo di Laura. Questa adesso viveva con l’anziana madre che era una signora molto stordita e svanita. Tra l’altro era maniaca dell’ordine e, vedendo il romanzo sul tavolo della cucina, pensò bene di riporlo dentro il frigorifero. La figlia trascorse un’intera giornata a cercarlo: -Scusa, perché lo hai preso? Dove l’hai messo? -Non so, non ricordo, però ho messo tutto a posto. Fu ritrovato verso sera tra uova, prosciutto, scatolame e barattoli vari. Poi alla fine Laura lo lesse e fu avvinta dalla storia che era narrata. Quindi ne parlò con suo fratello Giuseppe. -Senti, mi hai fatto venire la curiosità, prestamelo, - disse lui -te lo restituirò subito. Il libro transitò quindi nelle mani di Giuseppe che si recò nella villa dei suoceri per una breve vacanza. Giusto gli parve di portare con sé il libro per leggerlo in relax. Quella dimora era assai bella, piena di porcellane, mobili e quadri antichi. Proprio a causa del libro, fu distrutta un’anfora preziosa posta su una piccola colonna di marmo. Il nipotino di sei anni aveva preso il libro dello zietto e, per scherzo, aveva cercato di nasconderlo dentro l’anfora, ma proprio in quel momento Giuseppe aveva urlato: -Cosa stai facendo col mio libro?- Il bambino si era spaventato ed aveva mandato in frantumi il vaso. Comunque il romanzo era stato recuperato e, dopo qualche tempo, restituito a Laura. Questa si affrettò subito a restituirlo alla sorella della legittima proprietaria, la quale in seguito ne tornò in possesso. Ora poteva prestarlo e farlo leggere a Erminia, che l’aveva acquistato, donato, ne aveva udito parlare in termini lusinghieri, ma non era ancora riuscita a posare gli occhi su quelle pagine. Erano trascorsi due mesi da che l’aveva regalato e poteva finalmente leggerlo in santa pace, costatando di persona se veramente meritasse tutto il clamore che aveva suscitato tra i suoi amici e conoscenti. Si dispose dunque alla lettura, ma il suo cane reclamava di essere condotto a passeggio. -Aspetta Bobby, usciremo più tardi. Macché! Il barboncino abbaiava, le saltava addosso e non le consentiva di leggere. Erminia si rassegnò a uscire e, inavvertitamente, si mise il libro sotto un’ascella. Passeggiava pazientemente e osservava tutte le pipì del cagnolino legato al guinzaglio, quando fu avvicinata da Girolamo, suo collega d’ufficio. -Ciao carissima! A passeggio col cane? Ma cos’hai sotto il braccio, un libro? Lei abbassò gli occhi, guardò bene e si accorse del gesto involontario che aveva commesso: -Oh sì! E’ un libro che sto leggendo, anzi devo ancora iniziare a leggerlo. Mi hanno detto che è graziosissimo. -Davvero? Se ancora non lo hai iniziato, prestamelo-, così dicendo le sfilò il volume dall’ascella. -No no, non è possibile! Ridammelo per carità! Lo devo restituire a chi l’ho regalato e che me l’ha momentaneamente prestato. Gli tolse dunque il libro dalle mani. Ma Girolamo non si diede per vinto. A sua volta glielo tolse e insistette: -Che fretta c’è? Dai, lo leggo e te lo restituisco subito. -Ho detto di no! Mi dispiace, dammelo. Bobby nel frattempo osservava questa scena col nasino all’insù e la testolina che girava da una parte all’altra. Alla fine Erminia si convinse e lasciò il libro al collega. -Riportamelo al più presto in ufficio. Lo voglio leggere anch’io, accidenti! Ora si dava il caso che Girolamo fosse segretamente innamorato di lei. Prima di riportarglielo, nascose fra le pagine del romanzo una lettera in cui le dichiarava tutto il suo amore. Un amore appassionato, segreto e inconfessato, sempre celato per timidezza e paura di essere rifiutato e deriso. Quando lo riportò in ufficio, chiese a Erminia di non toccare il libro prima di tornare a casa. -Ma perché scusa? Non capisco.…… - Nel dire così, si accorse che dentro vi era qualcosa. Per discrezione, aggiunse: -Va bene, va bene, come vuoi. Naturalmente la curiosità era grande e non vide l’ora che finisse quella giornata di lavoro. Anzi andò via mezz’ora prima del solito. Quando arrivò a casa, Bobby la accolse tutto festante e, more solito, iniziò ad abbaiare e a saltare per essere condotto fuori a espletare i suoi bisogni. -Stasera dovrai aspettare Bobby! Ho una cosa molto più importante da fare. Il cagnolino si arrestò deluso e osservò le azioni della sua padrona. Con enorme premura, Erminia aprì il libro e trovò la lettera di Girolamo. La svolse con crescente curiosità e agitazione. Aveva sempre considerato il collega, un vero amico e un confidente con cui ridere e intrattenersi sul luogo di lavoro. Mai si sarebbe aspettata una dichiarazione di stile ottocentesco! Aprì la missiva e lesse: Cara Erminia, ti sembrerà strano il fatto che scrivo, giacché ci vediamo ogni giorno e ci parliamo sempre. Ma ciò che sto scrivendo non sarei mai capace di pronunziarlo a voce e con parole compiute. Da quando, due anni fa, sei stata assunta nella nostra azienda e ti ho conosciuto, ho cominciato ad amarti, dapprima inconsapevolmente, poi pian piano mi sono reso conto di non poter più fare a meno di te. Non te l’ho mai dimostrato e tu non l’hai mai sospettato perché mi sono sempre guardato dal farti capire qualcosa, nel timore che ti allontanassi da me. Ma ti amo Erminia, amo il tuo carattere dolce, il tuo viso solare e i tuoi modi affabili. Il tuo sorriso spontaneo illumina le mie giornate. Ridere insieme mi riempie di gioia. Tu sei single come me, saresti la compagna ideale. Per te sono sempre stato l’amico fraterno e il collega complice, quindi forse ho poche speranze di essere ricambiato. Se è così, straccia questa lettera e domani quando mi rivedrai, sorridimi ed io capirò. Se per caso, non ti sono indifferente come uomo ed eventuale compagno, prendi il telefono e chiamami. Mi renderai l’uomo più felice della terra. Un caro abbraccio. Tuo Girolamo Erminia rimase con la lettera a mezz’aria e la rilesse varie volte. Non poteva credere a quello che c’era scritto! Intanto Bobby, arrabbiatissimo, ogni tanto abbaiava e la guardava senza ottenere alcun risultato. Infatti, la padrona era tutta compenetrata in quella lettera che le aveva fatto risvegliare antiche voglie di compagnia maschile e di romanticherie. Il cagnolino intuiva che tutto questo scombussolamento era prodotto da qualcosa che aveva a che fare col libro, il quale nel frattempo, era stato lasciato su una poltrona dell’ingresso. Colto dalla gelosia, andò ad afferrarlo e cominciò a scuoterlo con i denti, poi lo mise sotto le zampine e iniziò a lacerarne le pagine. Lo faceva ringhiando e sfogando la sua rabbia, mentre il libro si andava decomponendo sempre più in fogli sparsi. La padrona non se ne accorgeva poiché era presa e compresa a pensare a Girolamo. Dopo circa un’oretta, prese il telefono e chiamò il suddetto che, all’udire la sua voce, ebbe l’impressione che i violini suonassero, le campane rintoccassero e gli angeli cantassero! Prima di andare a letto, Erminia cercò il libro per leggerlo e lo trovò squinternato, distrutto e lacerato. L’indomani volle riacquistarlo e lo cercò in tutte le librerie, ma era esaurito. |
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