Perché Giulia non mangia il pollo
La Mia amica Giulia non mangia il pollo da quando aveva cinque anni. Prima di allora, sua madre glielo faceva gustare abitualmente o fatto a spezzatino o con il brodo.
Un giorno, Giulia mi svelò perché da un momento in poi della sua infanzia, si rifiutò di ingerire le carni di un qualsiasi volatile.
“Tu sai che non mangio il pollo, – esordì – non ho mai detto a nessuno perché non ne mangio. Mi sento male solo a ricordarlo.
A te, però, voglio raccontarlo.”
Aveva preso in mano un fazzolettino di carta e lo tormentava nervosamente.
Giulia in quel momento stava pensando sicuramente a quando, con il fidanzato, preparava il menù per il pranzo di nozze e poi lui l’aveva lasciata il giorno prima del matrimonio. C’era stata una diatriba fra i due promessi sposi se aggiungere o no, al menù, del sauté di pollo e lei si era opposta fermamente, sconcertata al solo pensiero di vedere sui tavoli degli invitati della carne di pollo. Quella era stata una delle mille liti che, alla fine, avevano fatto naufragare il loro rapporto.
“Quando avevo cinque anni,- aveva esordito - mia madre mi mandò in campagna dalla nonna che mi adorava e mi faceva divertire, lasciandomi scorrazzare tra gli alberi di ulivo e tra le varie piantagioni. Mi divertivo a giocare con gli agnellini e inseguivo le galline che scappavano sbattendo le ali. Provavo una particolare euforia a vedere schiudersi le uova dalle quali venivano fuori i pulcini, che poi prendevo in mano e accarezzavo.
Un vecchio bracciante della nonna non aveva una gamba e si serviva di una gruccia per camminare. Ugualmente si muoveva e si dava da fare con agilità.
Una mattina, vidi questo vecchio occupato a uccidere un gallo nel cortile. Era il gallo più grosso che avessi mai visto.
Il vecchio stava in piedi con la gruccia sotto il braccio e teneva il gallo per le zampe. Aveva una scure nell’altra mano. Mentre fa per mozzare il collo al gallo, la gruccia gli scivola un po’ sotto il braccio, il gallo si torce e la scure gli taglia un’ala. Il vecchio si arrabbia e sferra colpi al povero animale senza mai colpire il collo e ucciderlo. Percuote il gallo dovunque e la sua gruccia continua a scivolare. Egli sta per perdere l’equilibrio, nondimeno con la scure continua a colpire. Così facendo, il vecchio si taglia un dito. A questo punto, lascia cadere il pollo e corre in casa tenendosi il dito.
Il povero gallo si trascina in giro con le interiora che gli pendono dal ventre aperto. Fuoriescono sempre più ed esso continua a traballare e a trascinarsi. È una scena allucinante da vedere! Solo dopo molto tempo, stramazza al suolo, morto. Deve aver sofferto le pene dell’inferno!
Per un’intera settimana continuai a sognare la povera bestia con gli occhi fuori dalle orbite mentre continuava a spargere le budella sull’aia.
Da allora, credimi, non ho mai più mangiato pollo.”