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cul nel cessoIl negozio dei sogni  

Mio cugino Eugenio ha ormai settant’anni e soffre d’insonnia.
E’ un gran credulone e aveva saputo che ad Amsterdam esiste un negozio che apre solo a mezzanotte e il cui proprietario è un signore che vende sogni. Nel negozio non c’è niente da acquistare, ma c’è un enorme salone con divani e poltrone. Chi vi si reca? Quelli che non riescono a dormire. Entrano, si presentano al proprietario e gli comunicano di cosa si occupano nella vita.
Lui riflette con attenzione e offre loro un sogno. Allora i clienti vanno a sdraiarsi e possono tranquillamente dormire rilassati e sereni. Quindi  iniziano a sognare.
Eugenio prima aveva preso l’abitudine di usare dei sonniferi per dormire. Li prendeva due volte il giorno ed era ormai dipendente dagli psicofarmaci che gli procuravano disturbi collaterali ed effetti indesiderati.
Dunque è partito, deciso a recarsi ad Amsterdam nel negozio dei sogni. Riteneva inverosimile l’esistenza di un luogo simile, ma ha voluto provare lo stesso. A quanto pare ha trovato il famoso negozio al cui proprietario ha narrato le proprie vicissitudini d’eterno insonne. Quello allora l’ha fatto sdraiare ed Eugenio ha iniziato a sognare: entrava in un ristorante ove era accolto con premura e si era seduto a un tavolo. Aveva consumato una lauta cena e chiedendo il conto, aveva sentito l’intestino risvegliarsi. Tra le altre cose, Eugenio soffre pure di stitichezza, quindi il pensiero di poter evacuare l’aveva rallegrato. Bene. Nel sogno, si recava in una toilette e si sedeva sul gabinetto avendo la netta impressione di liberare il suddetto intestino, ma nello stesso tempo provava la sensazione d’essersi seduto su qualcosa di viscido. Infatti, non riuscì più ad alzarsi poiché era rimasto incollato alla tavoletta del water. Qualche bontempone l’aveva cosparsa di una colla invisibile e molto potente. Fece tutti gli umani sforzi per spiccicarsi, ma invano. Anzi ogni volta che cercava di alzarsi, provava delle fitte tremende come se sentisse strapparsi la pelle. A questo punto del sogno, aveva aperto la porta e aveva chiesto aiuto. Erano sopraggiunti due camerieri ai quali la scena era parsa apocalittica!  Non erano riusciti a staccarlo e per di più Eugenio gridava e pareva che lo scuoiassero vivo!
Era arrivato il direttore e anche lui aveva provato a scollare il sedere di mio cugino dalla tazza del gabinetto. Ma il suo sforzo era stato ugualmente inutile e per di più l’epidermide aveva iniziato  ad arrossarsi vistosamente. Allora il direttore aveva chiamato i vigili del fuoco i quali esterrefatti avevano chiamato la polizia. Chiunque arrivasse provava a tirar fuori Eugenio e il sogno era diventato un incubo!
Finalmente i poliziotti decisero di chiamare gli infermieri del Pronto Soccorso. Questi consigliarono per prima cosa di sganciare la tavoletta del water. In seguito mio cugino, con il sedere nudo e la famosa tavoletta appiccicata, era stato caricato su una barella e condotto in ospedale, dove avevano fatto un vero e proprio intervento di chirurgia plastica per liberarlo dall’ingombrante peso. 
Quando finalmente l’incubo era finito, Eugenio si era svegliato in preda ai sudori freddi, tremante e angosciato. Il sogno non gli era piaciuto per niente e ben presto si lamentò con il proprietario del negozio. Ma quello aveva risposto: “Caro signore, il sogno è per lo spirito ciò che il sonno è per il corpo. Vede, tutti i sogni sembrano veri finché durano, poi tutto svanisce; il suo spirito avrà sicuramente tratto vantaggio da ciò che ha sognato.”
“Vantaggio un corno!” aveva ribattuto mio cugino, “Io mi sono sentito strappare il culo, ho sofferto le pene dell’Inferno! Se avessi saputo cosa avrei sognato, non sarei certo venuto in questo negozio. Tutto mi pareva reale. Mi scusi sa, ma lei non può propinare certi sogni!”
“Talvolta succede anche il contrario, caro signore, e cioè che appaia come non vero o irreale ciò che si è veramente vissuto. Non si preoccupi, d’ora in poi quando avrà di nuovo dei fenomeni di stitichezza, torni da me. Poi se non riuscisse a dormire, ci penserò io.”
Mio cugino a quelle parole, aveva risposto gridando: “Piuttosto preferisco non andare di corpo per cento anni e restare sveglio per duecento!”
Ma il bello di tutta la faccenda consiste nel fatto che Eugenio aveva sognato tutto, cioè aveva sognato di recarsi ad Amsterdam e d’andare nel negozio dei sogni. Aveva sognato di sognare e di fare il sogno in cui restava appiccicato al water.
Quando era venuto a raccontarmi tutto, gli avevo detto ridendo: “Beh cugino, dammi l’esatto indirizzo di quel negozio. Nella vita non si può mai sapere!”
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