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quartiere degradatoClaudia e l’assistenza scolastica
    
La scuola dove Claudia insegnava si trovava in un vecchio quartiere degradato della città. Un quartiere dove spesso mancava l’acqua e le case erano fatiscenti. La povertà degli abitanti destava compassione. Quella gente talora non mangiava per mancanza di lavoro e la loro miseria morale, oltre che materiale, era terribile. La scuola risaliva ai primi dell’Ottocento, un edificio antico e malandato che non era mai stato ristrutturato ed era quindi in condizioni pessime.
Claudia, oltre che docente, era anche addetta all’assistenza scolastica per i disabili. In alcune classi, infatti, vi erano dei ragazzi con delle gravi patologie. In particolare, in una prima media, vi era Cinzia, una ragazzina ritardata e fragile, la quale da parecchi giorni non frequentava più le lezioni. Dunque il preside aveva mandato Claudia a casa dell’alunna per accertarsi delle sue condizioni. La docente vi era andata, ma non l’avesse mai fatto!
Quando era arrivata nell’appartamento puzzolente e sporco, era stata accolta dal padre di Cinzia che sembrava un po’ ubriaco. Aveva spiegato di essere un’insegnante della bambina e di voler sapere il perché non fosse più andata a scuola. Poco dopo vide arrivare, tremando, l’alunna che aveva dei lividi sul volto e su tutto il corpo.
  • Claudia, cosa è successo?- aveva domandato allarmata, ma il padre era subito intervenuto dicendo che la bambina era caduta.
  • Adesso come stai? Hai la febbre? Potrai tornare domani a scuola?
  • Sì, sì, domani tornerò – aveva risposto la piccola

Il padre aveva confermato e voleva offrire un caffè all’insegnante. Quindi si era alzato e si era allontanato.
Claudia, con dolcezza, aveva domandato alla ragazzina di raccontarle come fosse caduta e Cinzia si era messa a piangere. Poi aveva scosso la testa facendo capire di non voler parlare. Allora l’insegnante non aveva continuato a fare domande.
La stava carezzando e consolando, quando a un tratto sentì gridare: - Mani in alto profissurissa! Nun si mova!
Davanti a lei si era improvvisamente materializzato un individuo sconosciuto che brandiva una pistola. Aveva lo sguardo minaccioso e un viso da delinquente. Continuò a intimare: - Mi da tutto quello chi avi, oricchini, bracciale d’oro, orologiu,  portafogghiu e cellulare. Su! Su! Un pirdissi tempo!
La sua alunna l’aveva abbracciata e tremava come una foglia.
Claudia pensò a lei prima di ogni altra cosa e disse: - Non preoccuparti Cinzia, non succederà niente.
Intanto aveva preso il portafoglio dalla borsa, il telefonino e li aveva consegnati al lestofante, poi si era tolto l’orologio, il bracciale e per ultimi gli orecchini.
Quegli orecchini le erano particolarmente cari perché le ricordavano un episodio della sua vita matrimoniale, una vicenda accaduta anni prima e che non avrebbe mai dimenticato: il marito glieli aveva regalati per un anniversario. Si erano recati da una cugina gioielliera e Claudia aveva chiesto orecchini con turchesi costruiti con chiusura a clips. Questo perché credeva di non avere i fori ai lobi delle orecchie. Dunque non poteva permettersi delle normali chiusure a chiodo o a gancetto.
Quando era piccola, sua madre le aveva fatto fare i fori, ma un’infermiera aveva provocato a Claudia una terribile infezione. Avevano dovuto dunque operarla d’urgenza, incidendole il collo. Da quel momento, sua madre si era convinta che non avesse più i buchi, ma soltanto le cicatrici dei medesimi.
La cugina gioielliera, dopo aver osservato attentamente i lobi di Claudia, aveva sentenziato che invece i fori non si erano mai richiusi e le aveva venduto due meravigliosi orecchini fabbricati per lobi forati.
A casa dell’alunna, adesso Claudia aveva consegnato tutto al lestofante, che subito dopo, se l’era data a gambe. Anche il padre di Cinzia sembrava improvvisamente scomparso.
La piccola singhiozzando, stava dicendo che il padre la picchiava sempre e che i lividi erano dovuti a percosse recenti. Quell’altro era un amico che entrava e usciva dal carcere.

  • Ma io ce l’ho il cellulare, professoressa, possiamo chiedere aiuto!
  • Va bene, Cinzia, dammelo.

Aveva chiamato il 113 ed erano arrivati i Carabinieri cui aveva sporto denunzia.
La piccola era stata portata a casa sua per non lasciarla sola e, qualche tempo dopo, avevano saputo che il padre era stato arrestato insieme al complice.
Voleva derubare l’insegnante e aveva chiesto aiuto all’amico.
Cinzia aveva pianto tantissimo ed era stato difficile consolarla anche perché poi, l’avevano affidata a una casa famiglia.
Claudia e suo marito allora avevano chiesto e ottenuto dal giudice, dopo tempo, l’affido della bambina che adesso viveva serena a casa loro.

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