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| Una cerimonia nuziale Mancava poco al famoso matrimonio e lo sposo era sempre impegnato con il suo lavoro. -Gennaro devi comprarti il vestito per la cerimonia - gli diceva la sorella Marianna. -Sì, sì, appena avrò un minuto libero andrò - rispondeva lui. Invece non andava mai. In effetti il suo lavoro di capocuoco era gravoso. -Hai acquistato dei mobili per la tua nuova casa? - -No, ma ci penserò subito -. La sorella si rivolgeva allora alla sposa: - Amalia, ma non avete ancora preparato nulla! - Quella era pacifica e serena; aveva fiducia in lui e non si scomponeva: -Non preoccuparti, vedrai che penseremo a tutto. - Gennaro aveva saputo che il suo datore di lavoro, ossia il padrone del ristorante dove lavorava, voleva offrirgli il pranzo di nozze. Lui aveva tossito, aveva abbassato i nerissimi occhi, si era grattata la testa e poi aveva esclamato: -Porca miseria signor Mario! Ma vi costerà un patrimonio! Ho intenzione d’invitare molta gente. - -Puoi invitare tutta la città! Io so che da quando sei in cucina, i miei guadagni sono raddoppiati. - Un giorno, Gennaro effettuò l’acquisto dell’abito. Capiva poco in fatto di gusto e raffinatezza. Comprò uno smoking celeste, di stoffa molto leggera, con i risvolti di raso, una camicia bianca, una cravatta pure celeste, scarpe e calze bianche. Il tutto era orribile, ma lui non se ne rendeva conto, felice d’aver trovato quello che cercava. Unico intoppo: bisognava fare dei ritocchi alle misure. Tornò al ristorante e annunziò al signor Mario d’aver fatto l’acquisto. -Dovrebbero consegnarmi il vestito tra breve; aveva bisogno di alcune modifiche. - A quello s’accese un lume! Poteva essere l’occasione propizia per ricambiare a Gennaro uno dei suoi tanti scherzi. -Ah davvero? Perché, cosa c’era che non andava? - -Mi veniva un po’ stretto e devono allargarlo. - -Dove l’hai acquistato? In quale negozio? - Il futuro sposo fornì queste informazioni senza nulla sospettare. Il giorno successivo, Mario si recò al negozio indicatogli. Spiegò al proprietario lo scherzo e le sue intenzioni goliardiche dichiarando d’aver bisogno che lo sposo ricevesse lo stesso abito non modificato. Poi naturalmente, all’ultimo momento, avrebbe ricevuto quello adatto. Il proprietario si mise a ridere e fu d’accordo per lo scherzo, a patto che fosse ripagato per l’affitto di un altro abito. -Naturalmente! Non c’è problema! Non si preoccupi. Il signor Mario già pregustava la faccia che avrebbe fatto Gennaro allorché si fosse accorto che il vestito gli andava stretto! Così, qualche giorno dopo, parlando ancora dell’abito, disse di voler essere presente alla vestizione dello sposo. -La cerimonia religiosa sarà alle undici, verrò da te per le nove del mattino e ti aiuterò. - -Ma no, lasci stare, grazie, farò da solo. - -Verrò; l’aiuto di un altro uomo può sempre servire. - -Non venga, mi sentirei imbarazzato. Ah, ah, sono timido, ah, ah.- -Timido! Un manigoldo come te! Lascia che venga e ti sarò utile.- Arrivò quindi il fatidico giorno del matrimonio. La celebrazione religiosa prevedeva che lo sposo dovesse trovarsi all’altare alle undici in punto. La sposa sarebbe sopraggiunta subito dopo. In casa di Gennaro fervevano i preparativi. L’ansia e l’eccitazione erano palpabili. Più che una casa, pareva una bolgia dell’inferno! C’erano vestiti ovunque, scarpe sparpagliate, saponi, profumi dappertutto. Gennaro s’era infilato dentro la vasca e non veniva fuori. -Hai deciso di diventare un baccalà?- lo sollecitava la sorella. Alle nove, si presentò Mario, elegantissimo, in tàit grigio e nero. Aveva i capelli lucidi e ai polsi sfoggiava dei gemelli con brillanti. -Accipicchia che eleganza! Complimenti!- fece Marianna. Adesso lo sposino aveva terminato le sue abluzioni. Spandeva un profumo intenso, persistente, dalla fragranza vagamente muschiata. -Chissà perché non hanno ancora mandato l’abito. Comincio quasi a preoccuparmi,- disse agitato. Invece poco dopo, arrivò il fattorino con il pacco. -Oh finalmente! - Andò in camera sua, seguito da Mario. -Non ho bisogno d’aiuto, grazie. - -No, Gennaro in due è meglio che da soli, e poi non dirmi che ti vergogni di me! - -Ma figuriamoci! - Lo sposo apparve in tutta la sua possanza da Maciste! Indossò della biancheria intima nuova. Infilò una camicia di seta bianca e i pantaloni, ma quest’ultimi erano stretti di vita e corti di gamba. -Accidentaccio!- esclamò esterrefatto. Provava ad abbottonare il cinto, ma tirava e non riusciva a chiudere i pantaloni! -Perbacco! E’ stretto! Non posso indossare questi calzoni! Cavolo! Che abito mi hanno mandato! - Era fuori di sé. -Tira indietro la pancia, scusa, dai che ce la fai!- Il signor Mario era invece divertissimo. -Non si tratta di pancia. Questi pantaloni non sono stati modificati. E ora come faccio? - -Prova la giacca. Stai calmo. Se va bene, nasconderà i pantaloni.- -Sono corti! Non posso metterli! - -Dai! Infila la giacca! - Anche quella però, era stretta e corta di maniche. La furia delle Erinni, in quel momento, era poca cosa a confronto dell’ira di Gennaro! -Che il diavolo se li porti! Accidenti! Quelli del negozio mi hanno mandato un vestito sbagliato! - -Ah, ah, ah, ah.- Mario non aveva mai riso tanto, provocando il nervosismo dello sposo. -Non vedo cosa ci sia da ridere! Capisce che non posso andare a sposarmi così! Sembro Charlot! - -Ti piace fare scherzi, eh Gennaro! Lasciami divertire! Questa volta te n’ho fatto uno io, ah, ah, ah, ah. - - Cosa? Uno scherzo? Questo vestito è uno scherzo? E dov’è l’abito giusto? Signor Mario, sono tutto sudato! Dovrò rifarmi la doccia! Amalia tra poco sarà in chiesa! Siamo rovinati! - -Ah, ah, ah! Sei tutto sudato! Ah, ah, ah. Non fare così, a momenti arriva l’abito giusto! - Invece non arrivava. Aspettavano e passeggiavano. La sorella Marianna telefonò al negozio dei vestiti per sollecitare. Le fu risposto che il commesso era per strada. Niente, non giungeva. Anche l’autore dello scherzo cominciava ad agitarsi. S’era fatta l’ora in cui avrebbero dovuto trovarsi in chiesa. Gennaro era infuriato! La sorella preoccupata! Mario afferrò il telefonino: -Pronto, Amalia, dove ti trovi? Gennaro ha avuto un contrattempo con l’abito. Appena è tutto a posto, ti richiamo. - -Un contrattempo un corno! Accidenti! Accidentaccio! Tutto per colpa sua!- Lo sposo era proprio fuori di sé. Arrivò il sospirato abito! Lo indossò con la velocità della luce e telefonò alla sposa assicurando che stava per avviarsi. Arrivarono contemporaneamente in chiesa. Lui corse dinanzi all’altare dando l’impressione di disputare la gara dei cento metri piani. Finalmente il loro sogno si stava coronando! |
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