Benedetto e la sindrome bipolare
Riccardo aveva saputo della morte del fratello Benedetto trovato cadavere nella loro casa di campagna.
Il dolore e la sorpresa erano stati terribili, tuttavia aveva dovuto comunicare la ferale notizia al padre e alla madre.
Benedetto aveva fatto visita ai genitori il giorno precedente alla morte e il suo comportamento era stato tra il buon umore e la depressione. Si era mostrato interessato alla malattia del padre e attento alle necessità della madre.
Da bambino era molto timido, bravissimo a scuola e mai violento. A volte giocava tranquillo e altre volte invece cominciava a strepitare e a piangere senza motivo.
Aveva frequentato con ottimi risultati il liceo e si era iscritto alla facoltà di Economia con l'obiettivo di lavorare in banca dopo la laurea. Nei primi due anni di corso, non solo aveva dato tutti gli esami, ma aveva sempre ottenuto il massimo dei voti.
Nel suo comportamento però vi era sempre qualcosa di strano perché se un giorno era sereno e sorridente, il giorno dopo era triste e depresso.
Nel tempo libero, frequentava con il fratello l’ambiente parrocchiale ed essendo un bel giovane, aveva avuto molte fidanzate che lo lasciavano subito rendendosi conto della stranezza del suo carattere e del suo umore mutevole.
In quel periodo, il vecchio parroco era stato trasferito altrove e, al suo posto, era arrivato un prelato giovane che aveva subito impressionato i ragazzi per il suo modo di fare. Non era più il padre spirituale, il confessore e consigliere cui rivolgersi nei momenti di crisi, ma il compagno di divertimenti e l’organizzatore di eventi nuovi e particolari.
Benedetto rimase scioccato dal prete che lo guardava languidamente e talora lo palpava.
In breve abbandonò tutto, lasciò gli studi e la famiglia e andò a vivere lontano.
Era maggiorenne e quindi nessuno poté trattenerlo.
Il padre venne a sapere che si era trasferito in una città vicina, che lavorava saltuariamente e viveva con i pochi soldi guadagnati. La cosa lo tranquillizzò solo parzialmente, fino a quando Benedetto non fu coinvolto in manifestazioni violente, cortei di protesta e fermato per resistenza alla Polizia.
Il fratello Riccardo fingendo di incontrarlo casualmente, cercò di convincerlo a tornare in famiglia, ma Benedetto non tornò e proseguì la sua vita avendo a che fare con la giustizia in numerose occasioni. Non finì gli studi e rimase lontano dalla famiglia senza dare notizie per qualche tempo.
Un bel giorno fece come il figliol prodigo e ritornò dai suoi.
Era sempre più strano e mutevole nell’umore. Chiese il permesso di ritirarsi nella casa di campagna, senza però comunicare come pensava di proseguire la sua esistenza.
I genitori lo trattarono con infinita generosità.
Riccardo fu felicissimo di averlo ritrovato. Aveva saputo che si guadagnava da vivere lavando le scale e intascando pochissimo.
“Povero fratello!” pensava.
Gli aveva proposto di lavorare con lui, per il desiderio di farlo sentire utile, ma Benedetto forse aveva già scelto la sua fine!
Nessuno aveva mai pensato a farlo visitare dal punto di vista neurologico: era affetto dalla sindrome bipolare maniaco depressivo. Il suicidio era nella sua mente da chissà quanto tempo! |