La beffa di Andrea
Da quanto tempo non faceva più uno scherzo? Forse dalla volta in cui, in casa di un collega, si era infilato nella stanza da bagno e l’aveva fatta trovare tutta tappezzata di carta igienica.
Perché Andrea era fatto così: serio, pignolo e burbero negli impegni lavorativi, e poi scatenato, salace e scherzoso con gli amici e nelle occasioni di svago.
Erano rimasti famosi tanti suoi scherzi, sempre perpetrati ai danni di questo o di quell’altro amico.
Se ne parlava ancora ogni tanto: -Vi ricordate quando Andrea si è portato via la porta d’ingresso in casa di Attilio? -
Oppure: - Vi ricordate quando fece sparire alcuni soprammobili in casa di Giulia e poi li ha fatti ricomparire in casa di Rita? -
Una volta su un aereo che stava atterrando all’aeroporto di Pantelleria, aveva combinato uno scherzo, dimentico del fatto che bisognerebbe evitare scherzi di qualsiasi genere a bordo degli aerei. Un caro amico assistente di volo aveva collaborato e lo aveva assecondato, poiché la burla era proprio innocente.
Andrea non si trovava sull’aereo, bensì a terra, in aeroporto.
A bordo invece, c’era un’amica che lavorava in banca; l’aveva fatta chiamare con la ricetrasmittente adducendo seri motivi bancari e aveva fatto finta di essere un ispettore. Le aveva detto che alla sua agenzia c’erano stati gravi ammanchi e che lei era responsabile.
La poverina era scesa a terra che pareva un cadavere!
Era capace di tutto, non si fermava dinanzi a nulla quando era in vena e quando si presentava l’occasione propizia.
Tempo prima aveva fatto amicizia con un signore di nome Sebastiano, che si vantava d’essere grande conoscitore di oggetti d’antiquariato e che aveva una moglie graziosa, ma un po’ stordita.
Ogni domenica i due coniugi si recavano nei mercatini rionali per cercare pezzi antichi. Una volta ebbero la sfortuna di incontrarvi proprio Andrea!
Erano alle prese col rivenditore di un antico orologio d’oro.
Il marito faceva finta di sottovalutare l’oggetto, ma si capiva che ne era molto interessato.
-Ciao Andrea, zitto, se mi riesce, sto facendo un affarone! -
E continuò a contrattare, cercando di far diminuire il prezzo. Alla fine si misero d’accordo per tre mila euro. Andando via, l’amico non finiva più d’autocelebrarsi, di dire quale grosso affare avesse fatto, perché l’orologio non valeva meno di dieci mila euro.
Andrea si congratulò e si congedò dagli amici, ma tutta la faccenda l’aveva solleticato molto. Più ci pensava, più gli veniva da ridere; l’amico Sebastiano credeva di avere comprato un capolavoro, e invece secondo lui, aveva acquistato una schifezza. La moglie poi sembrava al settimo cielo, come se avessero fatto l’affare del secolo!
In quei giorni Andrea era in vena di scherzi e pensò appunto che da tempo non ne faceva più uno. Questa era proprio l’occasione buona e allettante. Bisognava in qualche modo sottrarre all’amico l’orologio, facendoglielo poi ritrovare, ma ci voleva la complicità e l’aiuto di un altro.
Si ricordò di uno dei ragazzi che giocava a calcetto con Sebastiano.
Gli telefonò: -Senti Mario, dovresti andare a casa di Sebastiano quando lui non c’è e dovresti dire alla moglie che il marito vuole fare valutare l’orologio da un antiquario. Quindi che te lo dia.
Io comprerò un tacchino e tu lo porterai alla signora, aggiungendo che lo cucini per questa sera.
Mario capì lo scherzò e subito si rese disponibile. Arrivò a casa della signora e consegnò il tacchino.
-Oh, lei è un dipendente di mio marito! Cosa? L’orologio? Ah, vuol farlo valutare. Va bene, vado a prenderlo. -
Sebastiano era direttore di banca e rincasò dal lavoro solo la sera.
-Ma che profumino! Cosa hai preparato di buono? -
-Come cosa hai preparato? Il tacchino, naturalmente! -
-Perché naturalmente, forse c’è qualche ricorrenza che ho scordato? -
La moglie lo guardava inebetita.
-Ma se hai mandato tu il tacchino con il tuo dipendente! Dai Sebastiano non scherzare. -
Adesso toccava a lui guardarla stupefatto.
-Con il mio dipendente? Il tacchino? Ma di cosa stai parlando? -
La moglie aveva assunto un’espressione tra l’incredulo e il rimbecillito.
-Sebastiano cerca di finirla e mangia il tacchino. -
-Il tacchino lo mangio volentieri, però vorrei anche svelato il mistero. -
-Ma di che mistero vai cianciando, è venuto stamattina quel tuo dipendente a portarlo e, come mi ha detto, gli ho dato l’orologio. -
-L’orologio? Gli hai dato l’orologio? Ma era un ladro, io non ho mandato nessun dipendente! Come hai fatto a non capirlo? -
La poveretta era trasecolata, stentava a credere alle parole del marito.
-Ma era un così bravo giovane, pareva proprio un impiegato di banca! -
-Un impiegato del cavolo! Adesso comincio a credere che quell’oggetto valesse un patrimonio. L’avevo detto io! Il mio fiuto non fallisce! -
Sebastiano volle subito recarsi alla polizia per denunziare il furto. Infatti, schizzò da casa che pareva un razzo. Chissà chi aveva saputo che quel raro oggetto fosse nelle sue mani!
Nel frattempo, Andrea era sotto la loro casa giacché la curiosità non lo teneva lontano. Era lì da due minuti, quando vide uscire Sebastiano dal portone come una catapulta. La sua mente si mise a lavorare: era chiaro che si stesse recando alla polizia. La cosa, di per sé, non lo preoccupava più di tanto. Bisognava piuttosto incalzare con lo scherzo, perché il tutto stava assumendo un aspetto troppo divertente.
Attese ancora, poi andò a citofonare all’ignara moglie di Sebastiano: -Signora, sono Andrea Russo. Senta, quel famoso tacchino dovrebbe metterlo nell’ascensore. Siamo stati noi amici a fare lo scherzo dell’orologio, l’abbiamo detto a suo marito e ora abbiamo pensato di fare bisboccia a casa mia.
Dall’altra parte, un sospiro di sollievo: -Ah meno male! Che sollievo! Siete proprio dei burloni! Comunque ora le metto la teglia in ascensore. -
Povera signora, di certo era molto svanita!
Andrea dal canto suo aveva pure recuperato il tacchino. Ora poteva ritenersi soddisfatto e correre a casa a raccontare tutto a sua moglie.
Questa ascoltando la narrazione dello scherzo, si sganasciò dalle risate. Poi, essendo più realista del marito, osservò: - Andrea, stavolta l’hai fatta proprio grossa. Non so come andrà a finire! -
-Ma come vuoi che vada a finire? Per ora mangiamoci il tacchino.-
L’indomani di buon mattino, Andrea andò da Sebastiano per restituire l’orologio e per ridere insieme di tutta la beffa.
Il beffato però non volle riceverlo e si fece solo lasciare l’orologio. Andrea insistette per parlargli, ma niente da fare, quello era irremovibile e dall’alto della sua dignità, si riteneva profondamente offeso.
Qualche giorno dopo, in casa del nostro eroe si presentò un maresciallo di polizia giacché c’era stata una denunzia di furto contro Andrea.
-Ma che furto maresciallo, è stato solo uno scherzo! -
E cominciò a narrare tutto dall’inizio, senza tralasciare nessun particolare, in specie sull’indole e il carattere dei due coniugi. Man mano che raccontava, il tutore dell’ordine doveva sempre più controllarsi per non sbellicarsi dalle risa.
-Comunque caro amico- finì col dire -ora dovrà rispondere di quest’ accusa. Niente di grave, giacché l’oggetto è già stato restituito, ma un’altra volta eviti queste seccature. -
Quando il maresciallo andò via, la moglie non poté trattenersi dall’esclamare: -Me lo immaginavo. Sei incorreggibile!- Andrea invece, per nulla turbato, ebbe a dire:
-Però, che strano tipo quel maresciallo! Avrebbe proprio bisogno di qualche scherzetto. –