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Le api Molti anni fa, Alessandro doveva collaborare con un suo amico a un allevamento di api. L’amico si chiamava Salvatore ed era proprietario di un appezzamento di terra sul quale voleva avviare l’apicoltura. Aveva bisogno di Alessandro come consulente commerciale per i problemi riguardanti questa iniziativa. L’apicoltore conosceva i sistemi tradizionali utilizzati, ma era consapevole che oggi i procedimenti sono molto più avanzati ed efficienti. Dunque Alessandro doveva documentarsi su quanto riguardava quel settore e poi contattare rivenditori specializzati per questo tipo di allevamento. Salvatore era un tipo simpatico, chiacchierone e ghiotto di miele, asseriva di averne sempre mangiato molto ed era rubicondo. Aveva spiegato ad Alessandro che all’interno di un alveare, la vita è regolata da norme e tempi ben precisi, rispettati dalle api per istinto sin dal giorno della nascita. Esse comunicano con un loro linguaggio che è quello della danza. Se ad alcune api si offre una ricca fonte di nutrimento, esse lo comunicano alle compagne e tornano in quell’esatto punto con esse. Alessandro si appassionò a quest’argomento e cominciò a studiarlo. Scoprì che le api hanno un ottimo senso dell’orientamento e sanno calcolare se avranno luce sufficiente per volare dall’alveare al nettare e viceversa. La regina depone le uova nel favo, una costruzione di cera costituita da piccole celle a forma esagonale. Da ogni uovo possono nascere un’ape operaia, una regina oppure un fuco che il maschio. In un solo giorno, la regina può deporre un migliaio e mezzo di uova, scaricandosi di un peso pari al suo corpo. Le operaie per comunicare tra loro, usano due tipi di danza: la danza del cerchio o quella dell’addome. Alessandro si documentò ulteriormente e seppe che nell’apicoltura rustica si usava, come arnia, una porzione di tronco d’albero chiusa superiormente. Le api costruivano lì i favi. Per prendere poi il miele, l’apicultore asfissiava le api e distruggeva i favi. Nell’apicoltura moderna, si usano invece arnie a favo mobile, che non richiedono l’apicidio né l’eliminazione dei favi. Essa è poi facilitata dallo smielatore e dal foglio cereo. La produzione del miele dipende anche dalle condizioni ambientali ed è strettamente legata all’abbondanza di piante nettarifere poste entro un raggio di tre chilometri dall’arnia. La smielatura deve essere fatta con cautela. Dopo che è stato tolto il miele dai favi, essi s’immergono in acqua calda per ricavarne la cera. Queste nozioni Salvatore le conosceva bene ed era ferrato sull’argomento. Quindi ne discuteva con Alessandro e lo faceva appassionare sempre più, dandogli ulteriori informazioni sulle varie qualità di miele. Secondo la predominanza della specie di fiori, le api producono tipi di miele dai diversi aromi. Esiste dunque il miele di prato, quello di bosco, di brughiera, di monte, di acacia, di tiglio. L’appezzamento di terra di Salvatore era molto ricco di prati, erba e fiori selvatici, dunque si sarebbe prestato a un buon allevamento. Nel giro di alcuni mesi, Alessandro vi fece costruire un grande magazzino con le attrezzature indispensabili e furono impiantati i più moderni elementi necessari per l’apicoltura. Venne anche costruita una casetta, dove il proprietario e la sua famiglia avrebbero potuto trascorrere alcuni periodi dell’anno. Tutto procedeva per il meglio e l’attività era stata avviata molto bene. Salvatore era contento e aveva comprato dell’altro terreno adiacente. Vi aveva fatto costruire dei grandi chioschi e una vasta cucina. Infatti, aveva anche la passione per l’arte culinaria che condivideva con la moglie. Aveva dunque avuto l’idea di ospitare delle persone per i ricevimenti di nozze. Il posto, pieno di verde e di fiori, si prestava a tale scopo. In occasione dei trattenimenti, avrebbe assoldato cuochi e camerieri. Così una mattina, erano attesi molti invitati per un matrimonio. Salvatore stava montando un rubinetto in una fontanella. La moglie, insieme a due cuochi, era impegnata in cucina negli ultimi preparativi per il pranzo nuziale. Il figliolo era in casa a rivedere i conti di cassa. Alcuni camerieri stavano apparecchiando i tavoli. Era entrata un’automobile nella proprietà, ne era sceso un individuo, si era avvicinato a Salvatore e gli aveva sparato a bruciapelo. Poi era risalito in auto ed era fuggito. Erano accorsi tutti, ma il poveretto era già morto. Poco dopo erano arrivati la Polizia e poi anche il corteo degli sposi. Gli invitati non avevano capito niente di ciò che era accaduto poiché la moglie, nonostante lo shock, aveva deciso che tutto doveva continuare, per non rovinare la festa agli sposini. Gli inquirenti avevano fatto i rilievi sul luogo dell’omicidio mentre nelle vicinanze, la gente festeggiava. Era stato sparato un solo colpo mortale e il figlio era accorso giusto in tempo per vedere l’auto fuggire. L’omicida doveva essere un professionista e aveva agito con la massima determinazione. Ma perché? Apprendendo di quella morte improvvisa e violenta, Alessandro fu molto dispiaciuto. Aveva simpatizzato con Salvatore e lo considerava un tipo bonario e altruista. Conobbe invece tante verità nascoste e particolari inediti che le malelingue non tardarono a mettere in giro. Per esempio, si disse che la vittima si era arricchita ai danni della povera gente prestando denaro a usura. Si disse che il terreno dell’allevamento di api era maledetto, poiché vi sorgeva anticamente un cimitero e Salvatore ne aveva fatti distruggere i resti. Raccontarono che molte persone lo odiavano perché si fingeva filantropo ed era invece avaro, egoista e meschino. L’apparenza inganna! Pensava Alessandro. E invece non si riesce mai a conoscere veramente il prossimo. Avrebbe scommesso tranquillamente sull’affidabilità dell’individuo e invece si doveva ricredere! Il figlio di Salvatore gli raccontò che il padre era quello che si definisce un uomo che si era fatto da sé, anche calpestando i piedi di molti, ma non era vero che avesse fatto lo strozzino. La madre, poi, era una santa donna e si era dedicata alle opere di carità e beneficenza. Risparmiava su tutto, non comprava abiti e accessori e portava i suoi risparmi negli orfanotrofi e nei centri di assistenza. A volte restava digiuna, metteva da parte e portava cibo e vestiario ai poveri. Il cuore umano è un mistero profondo! Rifletteva Alessandro. La generosità delle persone può sfiorare l’inverosimile e non ce ne accorgiamo. Anzi spesso pensiamo di non riuscire a fare altrettanto. La morte di Salvatore restò insoluta e di quel delitto non fu mai scoperto né l’autore, né il mandante. L’allevamento fu chiuso per sempre, ma in quel terreno ancora si vedono svolazzare ogni tanto delle simpatiche api. |
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